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L’effetto di pubblicità, marketing e influencer sul consumo di junk food da parte dei giovani

Vi è mai capitato, magari dopo un intenso allenamento, di aprire i social e trovare pubblicità di “cibo spazzatura”? Se la risposta è “si” state tranquilli, non si tratta di altro che del crescente marketing riguardante il junk food.

Junk food, cosa si intende per “cibo spazzatura” e come influenza i giovani?

Prima di focalizzarci sulla relazione che c’è tra il marketing e il crescente utilizzo di questo tipo di cibo, secondo noi, è bene fornire una definizione di junk food.

Per junk food (o cibo spazzatura, per dirlo all’italiana) si intendono quei cibi che, nonostante l’elevato contenuto calorico, portano un irrisorio apporto nutrizionale. Questa particolare caratteristica gli viene conferita dalla presenza di tanti zuccheri, carboidrati, grassi saturi e idrogenati.

Come se non bastasse la qualità (come lo stesso nome fa intendere) non è delle migliori. Le materie prima infatti vengono lavorate con coloranti, addensanti, conservanti e simili per risultare appetibile alla maggior parte delle persone.

Lo sappiamo cosa state pensando ora: “Menomale che non mangio frequentemente gli hamburger con le patatine dei fast food”. Ci dispiace deludervi però: nella categoria di junk food rientrano la maggior parte dei cibi confezionati, i cerali da colazione, succhi o yogurt alla frutta e quasi tutti i cibi panati e surgelati.

Di base, anche se non consapevolmente, tutti noi consumiamo abitualmente i cibi citati sopra.

Il marketing influencer è la causa del consumo di junk food da parte dei giovani?

Come dicevamo in precedenza l’utilizzo di questi cibi sta diventando sempre più abituale, soprattutto tra i più giovani. Questo fenomeno è fortemente diffuso anche in casa nostra nonostante la cultura culinaria del nostro paese.

Secondo un’analisi condotta dal Censis qualche anno fa, 1,9 milioni di italiani consuma “cibo spazzatura” e il 5% di questi è costituito proprio dai Millennials.

Bisogna osservare che questo dato è sempre in costante crescita. Un gruppo di ricercatori austriaci ha provato a capire il perché analizzando 20 video o post caricati prima del primo maggio 2021. Facendo riferimento ai criteri dell’Oms per classificare i prodotti alimentari, questi sono riusciti a riconoscere 409 prodotti. Il 75% di questi sono classificati (sempre dall’Oms) come “malsani” e quindi non idonei ad essere pubblicizzati.

Questo tipo di pubblicità aggressiva non è affatto producente sulla società e più in particolare proprio sui più giovani. Sempre secondo l’Oms il 60% della popolazione adulta (Europea) è sovrappeso ,mentre 1 bambino su 3 si può considerare o sovrappeso o, addirittura, obeso.

Come contrastare il fenomeno in crescita tra i Millennials?

Proprio in quest’ottica si sta andando nella direzione di regolamentare questa nuova modalità di marketing che ad oggi gode di una libertà totale.

Nell’attesa che questa cosa diventi realtà non possiamo fare altro che “limitare” i danni facendo un po’ di attività fisica e su Universitybox trovi degli sconti fantastici per allenarti con BuddyFit!

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