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Come la moda è stata influenzata dagli NTF

NFT è un acronimo non più sconosciuto, il gettone digitale non fungibile, non riproducibile sta entrando nella nostra vita. Gli NTF non possono essere né replicati né sostituiti, sono presenti in un blockchain, un registro digitale, dove vengono memorizzate le transazioni di dati che non possono essere manipolati. Con questo sistema ci si può assicurare di acquistare un prodotto unico e non copiabile.

Cosa sono gli NFT e come si creano

Gli NTF possono essere immagini, video, testi, articoli di moda, opere d’arte. L’Nft non è presente in natura, deve essere creato. Un’opera, ad esempio la Monnalisa di Leonardo da Vinci, può essere digitalizzata e diventare un Nft, dando vita a un certificato di autenticità e originalità.

Come sostiene il famoso imprenditore digitale Cosentino: “Sono disponibili diverse piattaforme in cui comprare o vendere NFT; attualmente la più frequentata è OpenSea, ma ce ne sono molte altre come Rarible e SuperRare specializzate in opere d’arte o Valuables per l’acquisto di tweet. Le transazioni avvengono per la quasi totalità dei casi in criptovaluta, quindi è necessario disporre di un portafoglio digitale – wallet – come Metamask, dotato di crypto currency, e che come utility principale impieghi gli smart contract. Ethereum, Solana, Cardano, Polygon sono invece le blockchain più famose e utilizzate dagli utenti a livello globale”.

Gli NFT nel mondo della moda

Il fenomeno dei “Non-fungible token” sta prendendo piede anche nel campo della moda: molti brand, infatti, stanno sviluppando abiti e accessori che sono solo digitali.

Ció significa che tutto ciò che viene acquistato non può essere né toccato né tantomeno indossato; ci si assicura, tuttavia, di possedere un pezzo unico e raro. Si apre quindi la strada a un qualcosa di nuovo, che prima non esisteva.

La domanda che mi sorge spontanea e che, sicuramente, si porrà il lettore del mio articolo è: “Perché spendere per acquistare qualcosa che è solo virtuale?”

Una domanda questa sicuramente lecita, in quanto la moda è fatta di abiti da indossare, ordinare nel proprio armadio e usare in base alle occasioni.

C’è, inoltre, da sottolineare il fatto che l’acquisto di tali prodotti è indirizzato solo a una certa classe di elité, in quanto ci troviamo davanti a merce unica e rara, perciò spesso molto costosa: solo nel mese di marzo la vendita di 600 sneaker digitali ha prodotto un fatturato di oltre 3 milioni di dollari. Attratte dalle ottime fatturazioni, molte case di moda si sono apprestate ad adattarsi alla novità: costumi di Fortnite, realtà sostenibili come Dressx, l’acquisto della piattaforma NFT RTFKT Studios da parte della Nike ce lo insegnano.

Una novità molto singolare questa degli acquisti “virtuali”, destinata sicuramente ad avere un grande successo, in un mondo che ormai si muove verso la digitalizzazione. Ma i giovani saranno veramente disposti a spendere somme rilevanti per abiti destinati a rimanere sui loro smartphone?