Due interviste, una professione che quasi nessuno conosce. Lapo, studente, è entrato in un centro Amplifon per scoprirla da vicino. Donato, tecnico audioprotesista, lo ha ospitato.
Ci sono professioni di cui senti parlare fin da piccolo. Il medico, l’ingegnere, l’avvocato. E poi ce ne sono altre che scopri quasi per caso, magari quando stai cercando di capire cosa fare dopo il diploma.
È successo a Lapo, 19 anni, liceo scientifico alle spalle e tante domande sul futuro. Stava esplorando il mondo delle professioni sanitarie quando qualcuno gli ha parlato di Amplifon e del lavoro del tecnico audioprotesista. Una professione che, fino a quel momento, non aveva mai sentito nominare.
Per capire se potesse essere la strada giusta, ha deciso di partecipare a un’esperienza di Job Shadowing, entrando per una giornata in un centro Amplifon e osservando da vicino il lavoro di Donato, tecnico audioprotesista o, più precisamente, Dottore in Tecniche Audioprotesiche.
Quella che immaginava fosse una professione soprattutto tecnica si è rivelata molto diversa. “questa esperienza ha reso tutto più nitido”, racconta oggi.
Abbiamo intervistato entrambi: Lapo, che ha scoperto questa professione per la prima volta, e Donato, che la vive ogni giorno. Ne è nato il racconto di un mestiere ancora poco conosciuto, ma che potrebbe sorprendere molti studenti in cerca del proprio percorso.
Il tecnico audioprotesista: la professione di cui nessuno ti parla
Se chiedessi a uno studente cosa fa un tecnico audioprotesista, probabilmente faticherebbe a rispondere. E non perché sia una professione di nicchia, ma perché raramente viene raccontata.
Molti la associano a chi vende apparecchi acustici, altri la confondono con l’otorino. In realtà è una professione sanitaria autonoma, con specifiche competenze cliniche, tecniche e relazionali che si fondono per garantire il miglior risultato: scegliere insieme al paziente il dispositivo acustico più indicato per le sue esigenze e regolarlo in modo appropriato per le diverse situazioni di ascolto della sua vita quotidiana..
“Non avevo mai nemmeno sentito parlare di questa professione”, ammette Lapo.
Per Donato il motivo è semplice: “Il problema è che dall’esterno sembra tutto commerciale. La parte medica non trapela.”
Partiamo dall’inizio: per diventare tecnico audioprotesista è necessario conseguire una Laurea triennale in Tecniche Audioprotesiche, appartenente alle Professioni Sanitarie. Si tratta di un percorso di studi che include un tirocinio.
È proprio l’esperienza pratica su cui Donato pone l’accento.
“Poter svolgere un tirocinio già nell’ambito del corso di studi, come succede da noi, è fondamentale”.
Entrare presto in un centro significa vedere fin da subito cosa succede davvero durante una giornata di lavoro: il rapporto con i pazienti, gli esami. Tutte cose che, dall’esterno, difficilmente emergono.
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Lapo: “Pensavo fosse come scegliere un telefono. Mi sbagliavo.”
Lapo era arrivato al centro con un’idea piuttosto semplice di cosa facesse un tecnico audioprotesista: “Pensavo che la gente arrivasse già con l’esame fatto dall’otorino, e da lì scegliesse il dispositivo acustico migliore come si sceglie un telefono. Invece no.”
È bastata una giornata di Job Shadowing per rendersi conto che la realtà è molto più complessa.
Durante l’esperienza ha visto il tecnico audioprotesista eseguire gli esami, interpretarne i risultati. Solo dopo si procede a consigliare la soluzione più adatta.
Questo è uno degli aspetti che ha sorpreso di più Lapo: l’audioprotesista prende parte in prima persona alla valutazione dell’udito del paziente, in base alla quale lo aiuterà a scegliere il dispositivo acustico più indicato per le sue specifiche esigenze
Poi c’è la componente tecnica, forse la più invisibile agli occhi di chi entra in un centro per la prima volta. Attraverso un software dedicato, il tecnico audioprotesista calibra il dispositivo acustico in tempo reale, adattandolo alle caratteristiche e alle esigenze di ogni persona.
“Non me l’aspettavo per niente.”
Tuttavia, ciò che più di tutto ha cambiato la sua prospettiva è stato scoprire il rapporto che il tecnico audioprotesista instaura con i pazienti.
Nel corso della giornata Lapo ha visto persone tornare in centro dopo mesi . Non entravano semplicemente per un controllo: cercavano un punto di riferimento che ormai conosceva la loro storia, le loro abitudini e il loro percorso.
“I pazienti che frequentavano i centri da più tempo erano felici di ritrovare il loro audioprotesista. Erano davvero legati allo stesso professionista. Mi ha colpito.”
È stato in quel momento che la professione ha smesso di sembrargli una combinazione di competenze tecniche e ha iniziato ad apparirgli per quello che è davvero: una professione sanitaria che mette al centro il paziente, basata sull’empatia e sulla capacità di ascoltare.
Donato: “Il paziente non è un cliente. Questa è la cosa più importante.”
Se c’è un concetto su cui Donato torna più volte, è proprio questo:
“Il paziente non è un cliente. Questa è la cosa più importante”.
Può sembrare una sfumatura linguistica, ma nel lavoro quotidiano fa tutta la differenza.
Chi entra in un centro Amplifon non acquista semplicemente un dispositivo. Inizia un percorso che può durare anni, fatto di controlli periodici, regolazioni, cambiamenti nelle esigenze di ascolto e, soprattutto, di un rapporto di fiducia che si costruisce nel tempo.
“È l’analogia col medico di base: non fai una visita e sparisci. Sei il riferimento di quella persona per anni.”
È una relazione che richiede competenze tecniche, ma anche capacità di ascolto e senso di responsabilità.
“Non puoi fare promesse che non puoi mantenere. Devi essere sincero.”
Non sempre, infatti, le situazioni sono semplici. Ci sono pazienti con aspettative difficili da gestire e momenti in cui è necessario comunicare notizie delicate senza creare false speranze.
Insomma, è una professione che richiede molte competenze diverse e in cui ogni giorno è diverso.
Il paradosso è che è una professione molto richiesta dal mercato ma sono davvero pochi i giovani che la conoscono abbastanza da pensare di poterla scegliere.
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Una giornata in un centro, fianco a fianco con un professionista.
Un lavoro che si può svolgere o ovunque e garantito dalla laurea. Spesso già prima.
Quando si sceglie un percorso universitario, una delle prime domande è sempre la stessa: e dopo la laurea?
Nel caso di Tecniche Audioprotesiche, la risposta è incoraggiante e Donato su questo punto è molto chiaro:
“L’occupabilità è al 100%. Appena ti laurei, hai lavoro. Molti studenti hanno già un contratto in mano prima ancora di terminare gli studi e la richiesta di professionisti continua a essere più alta dell’offerta.”
Per gli studenti, infatti, il percorso professionale si costruisce nel tempo e inizia ben prima della laurea. Grazie ai tirocini previsti dal piano di studi universitario gli studenti fanno esperienza sul campo già durante gli studi.
Un altro vantaggio di questa professione è che dopo la Laurea che si può conseguire in una della 14 Università in Italia che offrono il corso, si può scegliere dove costruire il proprio percorso, in una grande città come in provincia, al Nord come al Sud. In un settore in cui la domanda di professionisti è superiore all’offerta, poter decidere dove lavorare è un’opportunità concreta.
Per chi cerca una professione sanitaria dinamica, che garantisca uno sbocco lavorativo sicuro in tutta Italia, Tecniche Audioprotesiche è la risposta.
Perché la professione di tecnico audioprotesista non si conosce?
Se è una professione con così tante opportunità, perché così pochi studenti la prendono in considerazione?
La risposta, secondo Lapo, sta soprattutto nella scarsa conoscenza del ruolo.
“secondo me è una questione di contatto diretto: se non hai mai avuto bisogno di entrare in un centro ad esempio per un parente, semplicemente non ci pensi.”
Eppure, l’impatto di questa professione sulla vita delle persone è molto più grande di quanto si immagini.
Lapo lo racconta con un esempio che gli è rimasto impresso:
“Pensa a un bambino che non sente la voce di sua madre e che grazie al tecnico audioprotesista comincia a sentire. Quello non è risolvere un deficit. È cambiare una vita.”
È forse questo il motivo per cui, dopo aver visto da vicino cosa significa davvero fare questo lavoro, ha iniziato a guardarlo con occhi completamente diversi.
Il consiglio di chi c’è stato: vivi l’esperienza sul campo
Prima del Job Shadowing, Lapo non aveva mai sentito parlare del tecnico audioprotesista. Oggi è il primo a consigliare agli altri studenti di non fermarsi alle apparenze.
“Tienila in considerazione. Se ti piace il contatto con le persone e ti interessa qualcosa che mette insieme la parte medica e quella tecnica, potrebbe diventare la tua quotidianità. E vai a vederla dal vivo: leggere non basta.”
È lo stesso invito che rivolge anche Donato.
“In un’ora capisci le basi. In una giornata vedi davvero com’è questa professione: le cose che vanno bene, quelle che si complicano e come si gestisce tutto. È un’esperienza diversa e davvero difficile da descrivere se non la provi in prima persona.”
Perché alcune professioni si capiscono davvero solo quando le vedi da vicino. E il Job Shadowing nasce proprio per questo: dare agli studenti la possibilità di entrare in un centro Amplifon, osservare il lavoro da vicino e capire se potrebbe essere il loro futuro.
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